RASSEGNA STAMPA
Alberto Nosè va a nozze con Chopin
Gli Incontri dell’Accademia. Sala Maffeiana gremita per il concerto del musicista

Il pianista si esalta anche con le Sonate di Beethoven e La Valse di Ravel

Concerto magico del pianista Alberto Nosè per gli «Incontri dell'Accademia», in una Sala Maffeiana esaurita. Per la prima volta nella sua carriera il concertista ha voluto proporre unite l'op. 27 numeri 1 e 2 - la celebre Al chiaro di luna - di Beethoven, con l'amato Chopin dell'Improvviso n° 3 op. 51 e della Polacca - Fantasia op. 61, chiudendo la sua prestazione con l'effetto trascinante de La Valse di Ravel.
Dicevamo magico, perché fin dalle due iniziali Sonate beethoveniane il giovane concertista veronese è riuscito ad immergersi in una concentrata poesia, lasciandosi andare all'ispirazione del momento. Un Nosè pure capace di sottili filigrane, con il necessario divario fra canto ed accompagnamento - vedi Adagio sostenuto di Al chiaro di luna - e di un intimismo che aborrisce il virtuosismo e l'estroversione senza però mortificare quello che di virtuosismo e di estroversione un lavoro come la Sonata richiede.
E' stata proprio l'esecuzione dell'op. 27 n° 2 a colpire il pubblico (accolta da una enorme ovazione generale) anche per il tipo di ammorbidimento timbrico, di essenziale ed eccitata espressività con cui è stata condotta.
Con la musica di Chopin, Nosè va poi a nozze da sempre perché sa darle la necessaria dose di libertà, di fantasia, un rubato naturale e immaginifico, un ritmo plausibile, tanta eleganza e charme. Lo ha fatto vedere soprattutto con quell'unicum che è la Polacca Fantasia op. 61, dove la resa del testo nei suoi elementi strutturali ed interpretativi è stata di particolare fedeltà, bellezza artistica e suggestione emozionale.
Infine La Valse di Ravel ad esaltare la prestazione maiuscola del giovane pianista, tutta irta di asperità tecniche e percorsa da un trascendentale virtuosismo memore di certo Liszt. Nosè ne ha magnificamente tradotta la rabbiosa ed esagitata vitalità, col suo duplice inesorabile crescendo e con la doppia esposizione del materiale tematico.
I tre gruppi di composizioni, così diversi tra loro stilisticamente e storicamente, hanno avuto una interpretazione tra le più interessanti ascoltate negli ultimi tempi. Nosè è anche un grande sperimentatore in fatto di dinamica e di agogica, ma le sue scelte in Maffeiana, apparentemente eccessive e iper - raffinate per qualcuno, hanno sempre avuto una motivazione musicale.
Il pianista sa costruire la struttura dei brani aiutandosi proprio con le variazioni di tempo e dinamica. Ovviamente nella sua esecuzione prevale il legato sullo staccato, l'intimismo sulla scansione ritmica. Talora pare alla ricerca dell'effetto, ma non perde mai di vista il senso del discorso musicale. Pomeriggio di grande spicco per lui. Meritatissimo.
Gianni Villani L'Arena - Verona (April 26, 2007)