RASSEGNA STAMPA
Trieste - Vi sono musicisti la cui arte si ascolta...
Vi sono musicisti la cui arte si ascolta comodamente sprofondati nella poltroncina di qualche auditorio, e poi vi sono quelli che trasmettono una speciale tensione positiva, capace di coinvolgere non solo l'anima e lo spirito, ma con una fine alchimia, anche la dimensione fisica dell'ascoltatore. Godendo attivamente di una loro frase prelibata, già si pregusta la successiva, la si attende con un'impazienza che ci stacca dallo schienale, e si cerca persino di immaginare come sarà risolta. I giovani pianisti laureati agli infiniti, più o meno importanti concorsi, nonché protagonisti delle serate negli auditori in cui si può decidere una carriera, ormai, magari, non ci sorprendono eccessivamente. Però, che uno tra loro a soli ventisette anni possa incantarci con le due Sonate dall'op. 27 di Beethoven - dette dall'autore Quasi una fantasia, ma la n. 2 in seguito divenne identificata con il nome Mondschein, appiccicatole dal critico Rellstab - e che, poi, la sua lettura possa essere nel contempo sì filologica e fresca, questi senz'altro sono i fatti, o meglio, le emozioni, ancora abbastanza singolari.E per quanto bisogna essere guardinghi nell'attribuire tale epiteto a un'interprete giovane, ci permettiamo di fare un'eccezione nel caso di Alberto Nosè , incitati, appunto, da tutte le sensazioni sopra descritte, poiché esse hanno segnato il suo esordio triestino, avvenuto su invito del Festival Giovani interpreti e grandi maestri. Alcuni tratti dell'allure nobile delle sue esecuzioni e della dedizione intellettuale sfociata nella profondità emotiva, fanno venir in mente certi accenti di quel genio che è Maurizio Pollini, le cui master class il pianista veronese ha seguito. Trapela dalla sua esegesi dedicata ai brani beethoveniani e agli Studi sinfonici di Schumann una coerenza logica che scolpisce la bellezza del particolare nelle vaghe volute dei suoni, su cui saldamente si appoggia l'armoniosa architettura integrale, una gamma dinamica che incide senza diventare un grido spropositato o uno smanceroso sussurro, una libertà espressiva acquistata proprio attraverso disciplina e misuratezza. Le ovazioni continuano anche dopo ognuno dei tre bis.
Dejan Bozovic Il Gazzettino, il quotidiano del NordEst (October 16, 2006)